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TESTI, DOCUMENTI, IMMAGINI PER LA CONOSCENZA DI UN PROTAGONISTA DEL NOVECENTO
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[...] Nessuno dei quaranta presenti dimenticherà quella sera del dicembre 1918 in cui decidemmo la fondazione del partito popolare. Eravamo a Roma in via dell’Umiltà […] Non avevo mai chiesto nulla, non cercavo nulla, ero rimasto semplice prete: per consacrami all'azione cattolica sociale e municipale avevo rinunziato alla cattedra di filosofia; dopo venticinque anni, ecco che abbandonavo anche l'azione cattolica per dedicarmi esclusivamente alla politica. Ne vidi i pericoli e piansi. Accettavo la nuova carica di capo del partito popolare con l’amarezza nel cuore, ma come un apostolato, come un sacrificio. E perché no? Era un’eccezione (specialmente in Italia) che un prete facesse della politica; ce n’erano stati altri in taluni paesi d’Europa.
In quel momento i cattolici rientravano in blocco nella vita nazionale, dopo un mezzo secolo di astensione in obbedienza al non expedit del papa. Un prete non era fuori della sua missione nell’intervenire. E questo perché il partito popolare pur evitando il titolo di cattolico e restando fuori della dipendenza dalla gerarchia ecclesiastica, si basava sulla morale cristiana e sulla libertà.
Luigi Sturzo, Politica e morale, 1938
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